Cause della depressione

Cause della depressione-Teorie cognitive

Cause della depressione-Teorie cognitive
Scritto da Adriano Legacci

Cause della depressione-Teorie cognitive. Come nasce e da cosa deriva la depressione?

 

Il modello cognitivo della depressione di Beck

Il modello cognitivo di Beck si fonda sul concetto di distorsioni cognitive, che costituiscono, secondo l’autore, la causa primaria dell’insorgenza della malattia depressiva (Arieti, Bemporad, 1978).

Il principio base della teoria di Beck afferma che la vulnerabilità ed il mantenimento della depressione sono fattori correlati all’attivazione di schemi disfunzionali che predispongono l’individuo a diventare depresso (Murphy, Sahakian, O’Carroll, 1998).

I processi di pensiero distorti (come quelli catastrofizzanti, l’astrazione selettiva, il pensiero dicotomico e l’eccessiva generalizzazione) rendono l’individuo incline a sviluppare una visione negativa di sé e del mondo e possono produrre e mantenere le manifestazioni emotive e comportamentali della depressione.

In questo modo i pensieri negativi e l’umore depresso si rinforzeranno reciprocamente e l’individuo depresso tenderà automaticamente a distorcere in modo negativo le informazioni provenienti dall’ambiente esterno, evitando di integrare le successive esperienze che contraddicono la sua visione negativa (Murphy, Sahakian, O’Carroll, 1998).

Questa visione è in linea con le formulazioni teoriche di Bower (1981), secondo cui una persona che sperimenta una particolare emozione sarà successivamente indotta a ricordare, percepire ed aspettarsi stimoli congruenti con quell’emozione; per esempio, nella teoria di Bower, l’attivazione di ciò che l’autore definisce “nodo” emotivo (come la tristezza) può provocare l’attivazione di altri nodi o concetti correlati, nella rete semantica, alla depressione (come la mancanza di speranza o la disperazione) (Murphy, Sahakian, O’Carroll, 1998).

Nel 1970 Beck formula il concetto di Triade Cognitiva, per rappresentare i tipi di distorsione specifici della depressione.

Come ricordano Arieti e Bemporad (1978), la triade cognitiva descritta da Beck è composta da:

  • aspettative negative nei confronti dell’ambiente
  • un’opinione negativa di sé
  • aspettative negative per il futuro

Il sentimento depressivo ha origine, secondo Beck, dallo specifico atteggiamento cognitivo derivante da questi tre elementi, che l’autore afferma di aver individuato attraverso i sogni, le libere associazioni e le reazioni agli stimoli esterni dei suoi pazienti (Arieti, Bemporad, 1978).

La visione negativa di sé, delle esperienze attuali e del futuro, insita nella triade cognitiva, porterà l’individuo a non intraprendere determinate attività, anticipando un suo probabile fallimento (Saggino, 2004).

In un lavoro del 1976 Beck suggerisce la correlazione tra l’insorgenza della depressione ed una perdita significativa, la quale produce le caratteristiche distorsioni cognitive (Arieti, Bemporad, 1978). In questa visione, eventi di vita stressanti o perdite potrebbero attivare rigidi schemi negativi in grado di produrre distorsioni a livello dei pensieri e delle percezioni relative al mondo, al futuro ed in particolare a se stessi (Murphy, Sahakian, O’Carroll, 1998).

Citando lo stesso autore,

“le esperienze di vita del paziente attivano pertanto degli schemi cognitivi che vertono sul tema della perdita. I vari fenomeni emotivi, motivazionali, comportamentali e vegetativi della depressione derivano da queste valutazioni negative di sé” (Beck, 1976, p. 129; cit. in Arieti, Bemporad, 1978, p 64).

Come ricorda Saggino (2004), gli schemi cognitivi disfunzionali, individuati da Beck come la base della depressione, non si formano, secondo l’autore, in uno specifico momento della vita del soggetto, bensì costituiscono un’anomalia durevole e caratteristica della psicologia individuale, che può essere attivata in conseguenza di un trauma esterno di varia natura.

Depressione e difetti nei processi di elaborazione non automatica

Murphy, Sahakian, O’Carroll (1998) prendono in considerazione varie ricerche che hanno evidenziato negli individui depressi maggiori difficoltà nell’elaborazione che richiede uno sforzo rispetto all’elaborazione automatica e che queste difficoltà sono evidenti sia nei compiti mnemonici che in quelli non mnemonici.

Esempi di elaborazioni che necessitano uno sforzo per essere attuate sono quelle che richiedono una considerevole capacità attentiva, che interferiscono con altre operazioni cognitive che richiedono capacità attentiva, che devono essere iniziate intenzionalmente e che mostrano i vantaggi attraverso la pratica (Murphy, Sahakian, O’Carroll, 1998).

Gli autori citano a proposito Hartlage et al. (1993), secondo i quali la depressione interferisce significativamente con i processi di elaborazione non automatici e minimamente con quelli automatici; la qualità dell’interferenza dipenderà dalla natura del compito, dalla gravità della depressione e dalla valenza degli stimoli materiali che devono essere processati (Murphy, Sahakian, O’Carroll; 1998).

Le formulazioni di Hartlage et al., come evidenziato da Murphy et al. (1998) appaiono in contrasto con la teoria di Beck, precedentemente descritta, che, invece, ascrive alle distorsioni dei pensieri automatici e delle percezioni un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel mantenimento della depressione.

Gli autori, in riferimento ai risultati di ricerche condotte sull’argomento, affermano che, per alcune di queste, la causa della correlazione tra depressione e difficoltà nell’elaborazione non automatica è riconducibile ad una ridotta motivazione, mentre per altre deriva da un indebolimento della capacità cognitiva totale o da un restringimento del focus attentivo verso quei pensieri specificamente correlati alla depressione o quanto meno irrilevanti per il compito imminente (Murphy, Sahakian, O’Carroll; 1998).

Depressione e distorsioni nei processi mnemonici

Alcune ricerche hanno evidenziato una significativa correlazione tra errori di distorsione nei processi mnemonici e depressione.

Teasdale (1983), citato da Murphy et al. (1998), suggerisce che le distorsioni della memoria congruenti con l’umore possono essere un meccanismo cognitivo che gioca un ruolo importante nel mantenimento della depressione. In quest’ottica, se un individuo è triste o depresso, una distorsione della memoria congruente con l’umore comporta una maggior accessibilità dei ricordi negativi e la rievocazione di tali ricordi può mantenere o esacerbare l’umore depresso, il quale può, a sua volta, richiamare sempre più ricordi negativi, dando vita ad un circolo vizioso (Murphy, Sahakian, O’Carroll; 1998).

Da uno studio di Bradley e Mathews del 1983 emerse inoltre che i pazienti depressi richiamavano alla memoria più parole negative quando erano chiamati a riferirsi a se stessi rispetto a quando dovevano riferirsi agli altri (Murphy, Sahakian, O’Carroll; 1998).

A conferma di tali ipotesi, Murphy et al. (1998) evidenziano i risultati di ulteriori ricerche, che hanno rilevato la presenza di distorsioni della memoria implicita, o inconscia, congruenti con l’umore sia nei soggetti depressi che nei soggetti disforici.

Sull'Autore

Adriano Legacci

Già direttore dell'equipe di psicologia clinica presso il poliambulatorio Carl Rogers e l'Associazione Puntosalute, San Donà di Piave, Venezia.
Attualmente Direttore Pagine Blu degli Psicoterapeuti.
Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave.
Psicoterapia individuale e di coppia.
Ansia, depressione, attacchi di panico, fobie, disordini alimentari, disturbi della sfera sessuale.
Training e supervisione per specializzandi in psicoterapia

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