Classificazione della depressione

Disturbo distimico

disturbo distimico
Scritto da Adriano Legacci

Disturbo distimico

Disturbo distimico. Il criterio diagnostico fondamentale per il disturbo distimico è la presenza di umore cronicamente depresso, che si manifesta quasi ogni giorno, per la maggior parte del giorno, in un periodo di almeno due anni e accompagnato da altri sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per un episodio depressivo maggiore (APA, 2001).

Il DSM-IV-TR richiede che, durante i periodi di umore depresso, si manifestino almeno due dei seguenti sintomi:

  1. iporessia o iperfagia
  2. insonnia o ipersonnia
  3. ridotta energia o affaticabilità
  4. bassa autostima
  5. scarsa capacità di concentrazione
  6. difficoltà nel prendere decisioni
  7. sentimenti di disperazione

Durante il periodo iniziale di due anni, inoltre, la durata degli intervalli liberi da sintomi non può essere superiore ai due mesi e non si devono verificare episodi depressivi maggiori.

La sintomatologia più comunemente riportata dagli individui con disturbo distimico è caratterizzata da sentimenti di inadeguatezza, perdita di interesse e piacere, ritiro sociale, sentimenti di colpa o ruminazioni sul passato, sentimenti di rabbia o irritabilità, riduzione di attività, efficienza o produttività (APA, 2001).

Il DSM-IV-TR distingue tra un esordio precoce (prima dei 21 anni) e un esordio tardivo (all’età di o successivamente ai 21 anni).

Il disturbo distimico si manifesta frequentemente con un esordio precoce, collocabile nell’infanzia, nell’adolescenza o nella prima età adulta, e con un decorso caratterizzato da cronicità (APA, 2001).

La sua insorgenza è più comune tra i consanguinei di primo grado di individui con lo stesso disturbo e con disturbo depressivo maggiore rispetto alla popolazione generale (APA, 2001).

Il DSM-IV-TR riporta una prevalenza nel corso della vita stimata intorno al 6% ed una prevalenza del disturbo in un dato momento che corrisponde a circa il 3% (APA, 2001).

Angst (1997) riporta, per la distimia, un tasso di prevalenza che oscilla tra l’1% e il 4% nella popolazione adulta e tra il 6% e il 12% negli anziani.

Nella popolazione clinica, i soggetti con disturbo distimico manifestano frequentemente un disturbo depressivo maggiore sovrapposto, che, in gran parte dei casi, rappresenta l’elemento che conduce il soggetto a ricercare un aiuto terapeutico (APA, 2001).

É stato stimato che, negli ambienti clinici, fino al 75% degli individui con disturbo distimico svilupperà un disturbo depressivo maggiore entro cinque anni (APA, 2001).

Nei casi in cui il disturbo distimico precede l’esordio del disturbo depressivo maggiore è minore la probabilità che si verifichi un completo recupero interepisodico spontaneo tra gli episodi depressivi maggiori ed aumenta il rischio di incorrere in episodi successivi più frequenti (APA, 2001).

Per una diagnosi di disturbo distimico nei bambini e negli adolescenti l’umore può assumere la caratteristica di irritabilità, anziché di tristezza e depressione e deve manifestarsi per un periodo minimo di un anno (APA, 2001).

I bambini e gli adolescenti con questo tipo di disturbo manifestano spesso caratteristiche sintomatologiche di irritabilità, eccentricità, depressione in aggiunta a una bassa autostima, scarse capacità sociali e pessimismo. Nei bambini, soprattutto, il disturbo distimico provoca una compromissione a livello di prestazioni scolastiche e di interazioni sociali (APA, 2001).

Non sono state evidenziate differenze di genere nell’esordio e nelle manifestazioni del disturbo nell’infanzia (APA, 2001).

Diagnosi differenziale del disturbo distimico

Il DSM-IV-TR (APA, 2001), sottolinea la distinzione tra la diagnosi di disturbo distimico e la diagnosi di disturbi che possono presentare simili caratteristiche:

  • Il disturbo depressivo maggiore (vedi diagnosi differenziale del disturbo depressivo maggiore).
  • I disturbi psicotici cronici (per esempio, disturbo schizoaffettivo, schizofrenia, disturbo delirante), che, frequentemente, presentano sintomi depressivi associati alla sintomatologia caratteristica. Nel caso in cui i sintomi si presentino solo nel decorso di un disturbo psicotico (incluse le fasi residue) viene esclusa la diagnosi di disturbo distimico.
  • Un disturbo dell’umore dovuto ad una condizione medica generale; in base alla storia, ai dati di laboratorio o agli esami fisici, se il disturbo dell’umore appare come la diretta conseguenza fisiologica di una specifica condizione medica, generalmente cronica, si propenderà per una diagnosi di disturbo dell’umore dovuto ad una condizione medica generale, con manifestazioni depressive, escludendo, con ciò, la diagnosi di disturbo distimico.
  • Un disturbo dell’umore indotto da sostanze, nel caso in cui una sostanza sia eziologicamente correlata al disturbo dell’umore.
  • Un disturbo di personalità, che frequentemente coesiste con il disturbo distimico. In questi casi, se la sintomatologia soddisfa i criteri per il disturbo distimico e, allo stesso tempo, per il disturbo di personalità, vengono poste entrambe le diagnosi.

Mc Williams (1994) ricorda, inoltre, che anche le persone con strutture di personalità narcisistica o masochistica manifestano comunemente alcuni sintomi caratteristici della depressione clinica, in particolar modo l’umore distimico.

Sull'Autore

Adriano Legacci

Già direttore dell’equipe di psicologia clinica presso il poliambulatorio Carl Rogers e l’Associazione Puntosalute, San Donà di Piave, Venezia.
Attualmente Direttore Pagine Blu degli Psicoterapeuti.
Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave.
Psicoterapia individuale e di coppia.
Ansia, depressione, attacchi di panico, fobie, disordini alimentari, disturbi della sfera sessuale.
Training e supervisione per specializzandi in psicoterapia

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